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I LUOGHI DI LAVORO DEL FUTURO
2015-07-07

I LUOGHI DI LAVORO DEL FUTURO

Ergonomia, dispotivi mobili, patologie... e qualche consiglio!
Parte 1/3: il lavoro da casa

Il numero dei lavoratori che sceglie di svolgere le proprie attività da casa è in continuo aumento. Grazie alle nuove tecnologie mobili è infatti possibile assolvere a un numero straordinario di operazioni senza necessariamente recarsi in ufficio e passare molte ore dietro a una scrivania. Un trend in crescita, questo, che – come dimostrano le ricerche scientifiche – non solo produce un abbattimento dei costi sostenuti dall’azienda, ma consente ai lavoratori orari più flessibili, rendendoli di fatto più soddisfatti e – di conseguenza – più produttivi.

Ma il sempre maggiore impiego di dispositivi mobili, che sono gli strumenti in grado di garantire l’opzione work from home, sta negli anni svelando le sue controindicazioni. Nuove patologie all’apparato muscolo-scheletrico, un incentivo dei disturbi alla vista. Insomma, con la loro innovazione i dispositivi di comunicazione mobili hanno portato un’ondata di nuove e diverse questioni tecno-patologiche.
Per decenni gli esperti si sono concentrati sullo studio dell’ergonomia negli uffici tradizionali, nel tentativo di minimizzare il rischio di insorgenza di patologie all’apparato muscolo-scheletrico per quei lavoratori che sedevano fissi a una scrivania per lunghe ore consecutive. Dopo anni di studi e ricerche è emerso che è il fatto stesso di passare molto tempo seduti a provocare danni alla schiena, alle spalle, al collo dei lavoratori. Contemporaneamente, l’incremento di dispositivi mobili sembrava introdurre nell’equazione una strada alternativa, un’opzione in grado di aggirare il problema. La possibilità di movimentare più o meno a piacere lo strumento di lavoro, di spostarlo, di trasportarlo facilmente pareva essere una soluzione alla fissità dannosa delle postazioni computer tradizionali.
Sono bastati pochi anni per comprendere che anche i dispositivi tecnologici mobili si trascinano dietro un carico di problematiche ergonomiche non indifferenti, che richiedono nuovi e diversi requisiti ergonomici e impostazioni dei lay-out aziendali - anche quando l'ufficio è a casa.

Come si diceva, insieme agli strumenti di lavoro – e dovutamente a questi – sono negli ultimi anni cambiati anche i luoghi fisici all’interno dei quali svolgiamo le nostre attività lavorative. Recenti ricerche dimostrano che il work from home trend è in rapida ascesa. Si stima che entro il 2024 ben l’83% delle società del mondo offriranno ai propri dipendenti questa formula come alternativa al tradizionale lavoro in ufficio. Un terzo dei lavoratori si pensa accetterà la proposta. Per allora si calcola che il lavoratore medio avrà la possibilità di accedere al server aziendale attraverso sei ben diversi dispositivi mobili (tra laptop, tablet, smartphone e altro). Solo nel Nord America (i dati riguardano gli Stati Uniti perché la letteratura scientifica in materia di dispositivi mobili ed ergonomia in Europa è ancora molto scarsa) nel 2010 erano 26,2 milioni le persone che già lavoravano da casa almeno un giorno al mese (al tempo era circa il 20% della popolazione totale in età da lavoro). Quello stesso anno sono stati venduti circa 17,6 milioni di soli tablet, un numero destinato a triplicare solo l’anno successivo. Entro quest’anno saranno circa trecento milioni i tablet attivi in tutto il mondo.

Con più dispositivi mobili vengono adottati, con più il lavoro da casa, e in generale il “mobile work”, aumenta. Le persone si trovano spesso a svolgere le proprie attività in luoghi alternativi all’ufficio tradizionale, quali il salotto di casa propria, l’automobile, gli aeroporti, le biblioteche, i coffee shop. E se da un lato la liquidità – o forse, meglio, la liquefazione – del luogo di lavoro provoca un aumento della soddisfazione dei lavoratori (che possono contare su orari più flessibili, ambienti più armoniosi, e magari meglio gestire anche le proprie incombenze familiari), dall’altro sono molte le implicazioni negative.
Numerose ricerche dimostrano come il lavoro da casa e i dispositivi mobili aumentano il rischio di contrarre patologie all’apparato muscolo-scheletrico. Malattie professionali già note, ma in parte anche nuove. Sono ormai comuni nella letteratura scientifica nomi come BlackBarry Thumb (da thumb = pollice), iHurt (da “i”, vocale principe della nomenclatura tecnologica, e hurt = ferire), Smartphone elbow (da elbow = gomito), denominazioni non tecniche, ma autoevidenti, delle nuove forme di infiammazione, tendinite e dolore permanente che colpiscono gli utilizzatori cronici di dispositivi mobili.

Spostare il lavoro dall’ufficio, la cui progettazione deriva da anni di studi sull’ergonomia, al divano di casa o al bar all’angolo. Trasferire le proprie attività dalla postazione fissa di un desktop a quella dinamica che consente il laptop. Ricorrere in qualsiasi momento e ovunque a quei piccoli computer di cui tutti ormai disponiamo per rispondere a una e-mail, condividere documenti, o effettuare lunghe ore di telefonate mentre siamo in trasferta o impegnati nel fare altro. Operazioni che sembrano innocue, ma che stanno incrementando il numero e le forme delle lesioni permanenti alla persona minacciando il benessere dei lavoratori. E la ragione è la scarsa messa in pratica delle buone prassi ergonomiche durante l’impiego di dispositivi mobili.
Le nuove tecnologie e i nuovi luoghi di lavoro non sono stati progettati tenendo conto delle caratteristiche del corpo umano, di conseguenza caricano i nostri muscoli e le nostre ossa di un maggiore stress. La questione più evidente e forse la più importante è certamente quella della postura. Una postazione di lavoro non tradizionale e a maggior ragione se corredata di tecnologie di comunicazione mobili è difficile da organizzare in funzione della postura di lavoro ideale. Alcuni accorgimenti, però, possono ridurre i rischi ergonomici e promuovere performance lavorative più produttive, sane e intelligenti. Ad oggi, però, sono pochi gli imprenditori che hanno tenuto in considerazione le nuove esigenze posturali provocate dall’utilizzo di laptop, tablet e di altri dispositivi digitali. E invece, anche una postazione di lavoro non tradizionale, anche il lavoro “mobile” deve garantire ai lavoratori che sono immersi in quell’ambiente gli stessi standard di sicurezza assicurati ai loro colleghi che ancora si recano a lavoro in ufficio.
Quando un dipendente sceglie di lavorare da casa – o gli viene chiesto di lavorare da casa per motivi di riorganizzazione aziendale – è importante che il suo luogo di lavoro sia confortevole e comodo affinché la sua salute sia preservata. Il grande risparmio economico che l’azienda deduce dal work from home (si basti pensare alla diminuzione degli investimenti di capitali per gli immobili, o delle mere spese per elettricità, riscaldamento, mensa, eccetera), il vantaggio produttivo che ne trae (dal momento che le interferenze e le interruzioni sono inferiori rispetto a quello che può accadere in azienda) e l’orientamento green che sviluppa (riducendo gli spostamenti, le emissioni e l’inquinamento) non devono accompagnarsi a un taglio dei costi in sicurezza. Anche perché non importa dove si trovi il lavoratore, se lavori in ufficio o da remoto: sono le aziende e gli Enti di previdenza a pagare l’indennizzo per la sua malattia, ed è sempre l’azienda a perdere in produttività in caso di infortunio di un lavoratore “mobile”.

Nello specifico, il Dott. Levine, Direttore del Dipartimento per l’Obesità della Mayo Clinic, a Rochester (New York) ha condotto alcuni studi che negli anni lo hanno portato a dimostrare le conseguenze di una prolungata permanenza in posizione seduta. E la lista è drammaticamente lunga: diabete, ipertensione, iperlipidemia, malattie cardiovascolari, obesità, problemi alla schiena, trombosi venosa profonda, senza contare il pessimo umore, la stasi mentale, forme di depressione anche cliniche e la scarsa produttività. “Recenti studi” ha dichiarato Levine “hanno dimostrato che la produttività lavorativa e i buoni risultati scolastici aumentano quando alle persone è consentito di muoversi. Consenite ai vostri dipendenti di muoversi e vi diranno di sentirsi meglio, più energici e rilassati. Diranno […] di sentirsi più vivi. Circa dieci anni fa alcuni colleghi più anziani mi criticarono aspramente quando cercai di evidenziare i benefici del movimento, dicevano che mi sbagliavo. Oggi il riconoscimento di quanto la sedentarietà sia pericolosa, di come possa addirittura uccidere le persone, è internazionale.”

Ma se, come abbiamo detto, i dispositivi mobili non sono la soluzione, non lo è nemmeno iscriversi in palestra. Fare esercizio fisico al di fuori dell’ufficio non è sufficiente a invertire gli effetti innaturali provocati dalla lunga permanenza in posizione seduta. A dirlo è la Dott.ssa Joan Vernikos, Direttrice della Divisione di Scienze Biologiche della Nasa, con sede a Cuppler (Virginia). Quali sono, quindi, gli accorgimenti che è possibile adottare per ridurre il livello di rischio ergonomico derivante dall’utilizzo delle tecnologie digitali in ambienti di lavoro “mobile”? “Esiste un insieme di attività che abbiamo la necessità di svolgere durante la giornata per preservare la nostra salute. […] Sono il tipo di attività a cui i nostri nonni e i nostri genitori erano abituati, ma dalle quali oggi, per via delle nuove tecnologie digitali, siamo stati alienati.” Andare in palestra per mezz’ora al mattino e stare seduti per il resto della giornata non equivale a sostituire quelle attività. “L’atto di alzarsi in piedi provoca una reazione nel corpo che lo pervade di energia nuova, controllando la pressione sanguigna e la circolazione. Ogni venti, trenta minuti un impiegato dovrebbe alzarsi. […] Il gesto deve essere compiuto svariate volte in maniera distribuita lungo tutto l’arco della giornata.” La Vernikos ha misurato che nel giro di quattro giorni, il mantenimento prolungato di una posizione statica può provocare una riduzione anche del 25% della capacità aerobica nelle persone. E sorprendentemente ha scoperto che non è il moto a produrre più benefici nel corpo, non è il camminare, ma l’assumere una posizione eretta. Approfondendo lo studio, la Vernikos ha ricavato il numero ideale di volte che, durante una giornata lavorativa, un individuo deve abbandonare la sua postazione per alzarsi in piedi. Trentasei.

Il primo consiglio, il più semplice, da adottarsi tanto in un ufficio tradizionale quanto nel lavoro da casa è, quindi, quello di prendersi delle micro pause durante tutto l’arco della giornata. Ma lo è di più in un ambiente di lavoro non tradizionale, poiché in ufficio per svariati motivi le pause possono anche essere “naturali”: riunioni, piccole conversazioni coi colleghi, l’allontanamento dalla postazione per raggiungere una stampante o il fax, tutte situazioni che offrono l’occasione per cambiare postura e sgranchire le articolazioni. Per coloro che lavorano da casa o usano dispositivi mobili sono meno numerose le occasioni per staccare e fare pausa. Molte ore nella stessa posizione e la ripetizione, per svariate volte, degli stessi movimenti possono comportare varie malattie muscolo-scheletriche. I lavoratori “mobile” dovrebbero essere coscienti dell’importanza di prendersi break regolari durante l’a giornata lavorativa, per sciogliere le articolazioni, cambiare posizione e magari fare un po’ di stretching che defatichi il corpo, per distogliere lo sguardo dalla fonte luminosa dello schermo e permettere ai polsi di rilassarsi, per fare qualche passo e sgranchire gambe e bacino.

[Martedì prossimo la seconda parte, in cui affronteremo i comportamenti corretti da adottare per l'utilizzo di ogni specifico dispositivo mobile]